Ein Tag im Jahr è, finora, il libro più personale di Christa Wolf: pubblicato in Germania due anni fa, è un diario sui generis che prende spunto da un lavoro su commissione. Nel 1960, il giornale russo Izvestija chiese a una serie di scrittori di raccontare nel modo più preciso possibile come avevano trascorso il 27 settembre di quell'anno. Tra gli invitati c'era anche Christa Wolf e la descrizione di quella giornata viene pubblicata qualche anno dopo, come racconto autonomo, anche nella raccolta "Sotto i tigli". La differenza rispetto agli altri scrittori sta nel fatto che da allora Christa Wolf ha deciso, ogni anno, di protocollare sistematicamente i suoi 27 settembre e lo ha fatto, con costanza, per quarant'anni. Il risultato è, per l'appunto, questo volume di oltre seicento pagine che raccoglie i resoconti di quest'unico giorno fino al 2000. Già di per sé l'idea che sta alla base del libro è molto affascinante, ma chi conosce e ammira Christa Wolf e ne ha letto i libri può benissimo immaginare l'alto livello qualitativo e l'interesse di Ein Tag im Jahr. Va detto che, qualche volta, l'autrice "dimentica" che il 27 settembre è "der Tag des Jahres" - il giorno dell'anno -, come lo ribattezza prontamente, e in questi casi cerca di rimediare rimandando la descrizione a qualche giorno dopo, con uno scarto temporale che danneggia la sua ricerca dell'autenticità. Autenticità, del resto, è la parola chiave che attraversa tutta l'opera della scrittrice tedesca e che qui diventa la caratteristica fondamentale, l'elemento che prende per i capelli il lettore e lo immerge per intero nel flusso di un'esistenza.
Molta attenzione è riservata, nelle pagine di questo libro, alla vita quotidiana e ai gesti che chiunque compie in modo quasi automatico e che normalmente finiscono nel dimenticatoio. Qui, invece, vengono "salvati" dalla scrittura. (Già in "Guasto", del 1987, si leggeva: "La vita come successione di giorni. (...) L'impalcatura che sostiene la vita anche durante i tempi morti"). Nell'introduzione, Christa Wolf individua la ragion d'essere di Ein Tag im Jahr proprio nel tentativo di sottrarre la maggiore quantità possibile di frammenti di vita all'oblio e, di conseguenza, al senso d'inutilità che esso genera: "Caducità e inutilità come sorelle gemelle del dimenticare". L'operazione consistente nel registrare almeno un giorno all'anno, con precisione, diventa quindi anche un esercizio per contrastare la cecità che si sviluppa nei confronti della realtà e un tentativo di rispondere alla domanda "come si forma la vita?". Sin dal primo 27 settembre apprendiamo, per esempio, dei preparativi per festeggiare il compleanno, il giorno dopo, della figlia minore Tinka, nata nel 1956. Questo fatto si ripete praticamente ogni anno e c'è sempre qualche allusione a questi festeggiamenti. Fa un certo effetto leggere, il 27 settembre 1997, che Christa Wolf invita, per l'indomani, Tinka che "compie 41 anni". In queste annotazioni, apparentemente banali, si avverte il senso dello scorrere del tempo, delle cose che mutano: la figlia, da piccola bambina, è diventata a sua volta donna adulta e madre. Ci sono poi i vari cambiamenti di domicilio e gli spostamenti della famiglia Wolf: innanzitutto Halle, agli inizi degli anni '60, quando - in corrispondenza delle direttive culturali del "Bitterfelder Weg", la via di Bitterfeld, per mezzo della quale si volevano avvicinare intellettuali e classe operaia - Christa Wolf lavorò per qualche tempo in una fabbrica di vagoni. Esperienza, questa, che è anche alla base del "Cielo diviso", il primo romanzo importante di Christa Wolf. Poi verranno Kleinmachnow, Berlino - Friedrichstrasse prima e Pankow negli ultimi anni -, Meteln in Meclemburgo, nella casa di campagna che fa da sfondo a "Recita estiva" e che verrà abbandonata in seguito a un incendio e sostituita da un'altra a Woserin. Altri ventisette settembre cadono durante alcuni viaggi e in queste occasioni al racconto della giornata si affiancano riflessioni e osservazioni sul luogo in cui l'autrice sta soggiornando: Colonia, Zurigo o Santa Monica in California.
Il libro è, poi, anche un documento storico di grande valore e appassionerà tutti coloro che amano la Germania e si interessano della storia e della letteratura tedesche dell'ultimo mezzo secolo, che qui vengono vissute e raccontate in presa diretta da una testimone eccellente come Christa Wolf. Inoltre, di anno in anno, assistiamo - attraverso brevi lampi - alla genesi di alcune delle opere della stessa autrice. E' come se lei ci aprisse le porte del suo studio, ci accompagnasse alla sua scrivania o ci facesse entrare direttamente nel suo cervello, mostrandoci quello su cui sta riflettendo. Per chi ha già letto quasi tutto quello che Christa Wolf ha pubblicato, questa esperienza aggiunge un'ulteriore dimensione alla conoscenza dei suoi lavori. Nel 1960 è una scrittrice che ha alle spalle soltanto un romanzo breve, quella "Moskauer Novelle" che solo di recente è stata ripubblicata dall'editore Luchterhand nel volume che raccoglie tutti i racconti, ma sta già lavorando a "Il cielo diviso", tormentata dai dubbi sulla struttura compositiva del romanzo. Cogliamo inoltre echi delle polemiche che hanno accompagnato lavori controversi come "Riflessioni su Christa T.", "Cassandra" o "Che cosa resta"; veniamo a sapere che a un certo punto la scrittrice, verso la metà degli anni novanta, progetta e comincia a scrivere un libro, intitolato "Stadt der Engel" (Città degli angeli), che però - pare - non vedrà mai la luce.
I primi trent'anni sono gli anni in cui ancora esiste la DDR e la lettura di Ein Tag im Jahr evidenzia anche il processo di disillusione della scrittrice nei confronti di quello stato che, agli inizi, le era sembrato l'unica alternativa possibile in una Germania uscita da una guerra sanguinosa che essa stessa aveva scatenato. Tuttavia, con il passare del tempo, Christa Wolf si rende sempre più conto di come i meccanismi del potere tendono ad agire in modo simile in ogni struttura statuale fissa, incluso quella che sembrava la "Germania migliore". Più e più volte dà voce al suo disagio per questa situazione, senza che però riesca mai a vedere una prospettiva di vita nella Repubblica Federale Tedesca. La crisi si aggrava dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968, quando molti intellettuali ancora nutrivano la speranza che il socialismo reale fosse riformabile, e le sue speranze subiscono il colpo definitivo con l'espulsione di Wolf Biermann dalla DDR nel 1976, quando la Wolf - insieme ad altri intellettuali come Stefan Heym o Heiner Mueller - firma una protesta pubblica contro la decisione. In quegli anni, tuttavia, l'autrice si era già ritirata da ogni forma di attività politica e, in data 27 settembre 1980, annota: "A dire il vero non credo di potermi più definire 'marxista' (...) Questo pensiero [il pensiero economico marxista] rappresenta solo un piccolo segmento nella vita dell'uomo, così come la politica che per troppo tempo ci ha tenuti stretti. (...) Dubito che l'economia giochi un ruolo così esclusivo come movente delle azioni (e dei misfatti) dell'uomo come sostiene Marx. Loro, i marxisti, si interessano poco della natura umana, che (...) agisce, con irrazionalismi mostruosi, contro di loro e contro i loro stessi interessi."
E, naturalmente, Ein Tag im Jahr è anche denso di riflessioni e meditazioni sulla vita, sulla morte, sulla malattia, sulla civiltà contemporanea, sulla speranza e sul futuro, sull'economia di mercato, sulla politica, sulla televisione e sulla letteratura. Soprattutto sulla letteratura: numerosi sono i libri che Christa Wolf legge e commenta, così ci si può divertire a chiedersi quali conosciamo e quali no. A un certo punto scopro, per esempio, che sta leggendo "Sostiene Pereira" di Antonio Tabucchi, oppure alcuni racconti dello svizzero Walter Vogt, che non pensavo fosse conosciuto nella DDR, o magari "Il diario di Edith" di Patricia Highsmith, senza comprendere - dichiara - perché sia tanto venerata da tanti lettori. Ed è anche un libro di incontri e descrizioni di personaggi più o meno noti: ci sono ritratti di Anna Seghers, che durante una pausa di un congresso trascina la Wolf al Pergamon Museum di Berlino, oppure - durante il suo soggiorno a Zurigo in occasione di una rappresentazione teatrale tratta da "Cassandra" - Max Frisch, di cui traccia un ritratto indimenticabile.
Tutti questi eventi e queste esperienze - personali e collettive - trovano dunque in Ein Tag im Jahr un'espressione immediata e non filtrata dalla riflessione storica a posteriori. L'autrice stessa, nell'introduzione, sottolinea di non avere ceduto alla tentazione di correggere giudizi sbagliati o valutazioni inclementi approfittando del punto di vista attuale. La testimonianza è in presa diretta, con tutti gli errori che ciò comporta. Ed è proprio in questo che consiste il fascino particolare di questo libro, fondamentale per capire l'opera di Christa Wolf e mezzo secolo di storia tedesca.




la recensione del diario di Christa Wolf è "vecchia" (del 2005!), forse non la leggerà più nessuno, quindi è inutile scrivere un messaggio che nessuno leggerà mai.
eppure non so resistere a scrivere almeno una cosa: che questo diario è davvero molto bello perchè intenso, sincero, ricco di informazioni e nello stesso tempo di sentimento.
per chi ama scritture in cui ci si mette in gioco nel modo più crudele e dolce che la lingua scritta permette, la Wolf è da leggere, tutta. Lei si mette in gioco a un livello assolutamente personale, identificando ogni parola, ogni gesto, ogni immagine con un sentimento che porta a lei, che viene da lei e che si scontra, spesso violentemente, con la realtà intorno a lei.
e consiglio, a chi ha amato questo diario, anche un altro diario così sincero, quello di Derek Jarman ("The modern nature"). anche lui riesce a raccontarsi molto intimamente con un esercizio oggettivante che ha una grandissima suggestione.
se qualcuno mai lo vedrà a avrà voglia di scrivermi qualcosa, il mio mail è skizo66@ciaoweb.it
ciao
mauro
Posted by: mauro | 11/06/2007 at 14:31